Dove si nasconde la compressione in un brano
Perché senti l'MP3 sul piatto e non su un basso denso? Il codec non rovina il brano con uno strato uniforme. Butta via quello che, secondo il suo calcolo, non avresti sentito comunque, perché accanto sta suonando qualcosa di più forte.
Il forte copre il debole
Prendi un pezzo in cui cassa e chitarra riempiono già tutto. I suoni vicini si coprono da soli, ancora prima della compressione. Da buttare non c'è quasi niente, e l'MP3 suona intero. Non c'è a cosa aggrapparsi, e quella differenza davvero non la senti.
Dopo il colpo è il contrario. Il piatto si è zittito, ma il rintocco è ancora appeso in aria. È debole e lungo, e niente lo copre. È lì che il codec risparmia: il decadimento diventa un fruscio o una patina metallica. La stessa cosa succede con il respiro prima di una frase e con le dita sulla corda. Un bitrate basso non ha dove mettere questi dettagli e li rovina.
Finché il suono è forte, le perdite restano nascoste. Quando resta solo la coda, non c'è più niente dietro cui nasconderle.
Un bitrate, due compiti diversi
Uno ha ascoltato il drop, l'altro l'hi-hat. Possono avere ragione tutti e due. Il bitrate è lo stesso, i punti del brano no. Un musicista sente spesso la differenza prima. Non perché abbia orecchie migliori. Semplicemente non perde tempo sul basso e va dritto alla coda.
Su un brano che conosci è più facile: ricordi come doveva suonare quel rintocco e senti subito che non è quello. Su un pezzo sconosciuto lo stesso buco passa facile. Il suono tiene anche male in testa: dopo una decina di secondi non ricordi più come suonava il pezzo di prima. Confronta un solo momento, il colpo e quello che resta dopo. Il brano intero non lo tieni in testa.
Se vuoi un numero e non un'impressione, nascondi il nome del file e lascia solo il suono. I round sono nell'articolo su FLAC e MP3. La tua soglia, con le cuffie con cui ascolti già, la trovi sulla pagina di configurazione.